Visualizzazione post con etichetta kemonia. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta kemonia. Mostra tutti i post

sabato 10 gennaio 2026

La legalità non si predica: si stampa. Le Edizioni Kemonia e la controcultura dei territori





C’è una forma di lotta alla mafia che non fa rumore, non inaugura targhe, non convoca conferenze stampa. Non ha scorte né palchi, non vive di anniversari né di rituali civili. È una lotta silenziosa, testarda, quotidiana. Si consuma nei magazzini, nelle tipografie, nelle librerie indipendenti, nei cataloghi che non inseguono il mercato ma una visione. È la lotta culturale. Ed è qui che un’esperienza come quella delle Edizioni Kemonia assume un significato che va ben oltre il perimetro editoriale.

Perché la mafia, prima ancora che un sistema criminale, è un sistema culturale. È un modo di pensare, di raccontare il mondo, di gestire il potere e il silenzio. La sua forza non sta solo nelle armi o nel denaro, ma nella capacità di colonizzare l’immaginario, di rendere “normale” ciò che non lo è, di trasformare l’obbedienza in virtù e il conformismo in buon senso. Contro questo sistema, la repressione giudiziaria è necessaria ma non sufficiente. Senza una contro-narrazione, senza un lavoro profondo sulle coscienze, la mafia sopravvive anche quando viene colpita.

In questo spazio scomodo e decisivo si colloca l’editoria indipendente quando sceglie di non essere neutrale. Edizioni Kemonia, nata e cresciuta a Palermo, non ha mai nascosto la propria collocazione: stare nei territori, parlare dai margini, rifiutare le scorciatoie del potere culturale. Pubblicare a Sud, e farlo senza complessi di inferiorità, è già un atto politico. Significa affermare che il pensiero non nasce solo nei centri riconosciuti, che la cultura non è un bene da importare, che le periferie possono produrre visioni e non solo subire modelli.

La mafia ha sempre temuto i territori che pensano. Non quelli folkloristici, addomesticati, ridotti a cartolina o a lamentazione, ma quelli capaci di interrogarsi, di produrre senso critico, di leggere la propria storia senza mitologie consolatorie. La cultura dei territori, quando è autentica, non è localismo: è radicamento. È consapevolezza di sé. Ed è pericolosa per ogni potere opaco, perché sottrae spazio all’ambiguità e alla delega.

Kemonia ha costruito nel tempo un catalogo che non consola ma disturba. Libri che non offrono ricette semplici, che non indulgono nella retorica dell’eroismo facile o dell’antimafia di facciata. Qui la legalità non è uno slogan, ma una pratica intellettuale. È il rifiuto delle semplificazioni, la fatica della complessità, la scelta di dare parola a voci scomode, spesso marginali, talvolta ignorate dai grandi circuiti editoriali. Una legalità che non cerca applausi, ma lettori disposti a mettersi in discussione.

In un Paese come l’Italia, dove la lotta alla mafia è diventata anche un settore, con i suoi linguaggi codificati e i suoi rituali rassicuranti, l’indipendenza culturale è forse la forma più radicale di antimafia. Non dipendere da grandi gruppi, non inseguire bandi come unica forma di sopravvivenza, non piegare il pensiero alle mode del momento significa sottrarsi a quella zona grigia dove il potere, anche quando si dice “buono”, chiede sempre qualcosa in cambio.

La controcultura di cui Kemonia è espressione non è antagonismo sterile né ribellismo estetico. È piuttosto una forma di disobbedienza civile mite e ostinata. Pubblicare libri che non servono a fare carriera, ma a fare domande. Costruire spazi di pensiero che non promettono successo, ma responsabilità. È una scelta che comporta fatica, marginalità, spesso invisibilità. Ma è proprio in questa invisibilità che si misura la sua forza.

La mafia prospera sul silenzio, sulla deferenza, sull’idea che “le cose sono sempre andate così”. Ogni libro che rompe questa narrazione, che restituisce dignità al pensiero critico, che invita a non accettare l’ordine delle cose come destino, è un atto di sabotaggio culturale. Non fa notizia, ma lavora in profondità. Non produce titoli a effetto, ma coscienze vigili.

C’è poi un elemento spesso sottovalutato: l’editoria come infrastruttura civile. In un territorio fragile, una casa editrice indipendente è come una strada o un acquedotto. Non si vede subito la sua utilità, ma senza di essa il tessuto sociale si inaridisce. I libri non fermano le pallottole, ma impediscono che la violenza diventi l’unico linguaggio possibile. Offrono alternative simboliche, aprono spazi di immaginazione, rendono meno inevitabile ciò che appare tale.

Edizioni Kemonia non ha mai preteso di essere un baluardo eroico. Non ha costruito la propria identità sull’eccezionalità, ma sulla coerenza. Ed è forse questo il suo contributo più prezioso alla cultura della legalità: dimostrare che resistere è possibile anche senza proclami, che si può stare dentro i territori senza farsi catturare dalle loro ombre, che la controcultura non è una posa ma una pratica quotidiana.

In un tempo in cui la mafia ha imparato a mimetizzarsi, a parlare il linguaggio della normalità e persino della legalità formale, l’unica vera minaccia resta una cultura che non si lascia addomesticare. Una cultura capace di smascherare le narrazioni tossiche, di rifiutare le scorciatoie, di coltivare il dubbio come forma di igiene democratica.

Forse la legalità non si predica davvero. Si costruisce. Si stampa. Si rilegge. E passa di mano in mano, come un libro che non promette salvezza, ma libertà.

martedì 30 settembre 2025

Kemonia e la resistenza della parola

 



Nata a Palermo e oggi trasferita al Nord, la giovane casa editrice continua la sua missione: testimoniare che l’editoria indipendente è l’ultima voce libera in un mondo dominato dai colossi.

 

L’editoria indipendente è un piccolo miracolo civile che si rinnova, giorno dopo giorno, nelle pieghe di un Paese spesso distratto da altre urgenze. È una forma di resistenza culturale che non ha mai avuto vita facile: da una parte i colossi dell’industria editoriale, forti di capitali e distribuzioni capillari; dall’altra una costellazione di realtà minori, laboratori in cui la parola non è solo merce ma testimonianza, non solo prodotto ma segno di civiltà.

Il senso dell’indipendenza, quando si parla di libri, non è tanto economico quanto etico e spirituale. Indipendente è l’editore che non piega la propria linea a un mercato spesso cinico e vorace, che non cede al richiamo della pura redditività. Indipendente è chi sceglie, chi filtra, chi compone un catalogo non in base alle mode effimere ma secondo un progetto culturale. È qui che si vede la differenza: un editore indipendente non rincorre il pubblico, lo forma.

Nel panorama di queste realtà, spiccano esperienze nate dalla periferia geografica e culturale, lontane dai grandi centri di potere. A Palermo, nel cuore di una Sicilia che troppo spesso viene raccontata per cliché e ferite, è emersa negli ultimi anni una voce nuova: le Edizioni Kemonia. Già il nome racconta una storia. Kemonia era uno dei fiumi che un tempo scorrevano liberi sotto le pietre della città, oggi in gran parte interrati e invisibili. Riaffiora nel nome di questa casa editrice come a dire che la cultura è un corso d’acqua sotterraneo: non sempre lo vediamo, ma c’è, e quando riemerge porta freschezza, memoria, vita.

Oggi, a distanza di pochi anni dalla nascita, le Edizioni Kemonia hanno scelto di trasferirsi al Nord. Una scelta che potrebbe apparire come una fuga, e invece è il segno di una maturazione. Non si tratta di abbandonare le radici, ma di portarle con sé in un contesto nuovo, più vicino a fiere, circuiti nazionali, reti distributive. La Sicilia resta nell’anima, ma la voce si allarga, si diffonde. È l’antica legge del viaggio: per restare fedeli a se stessi bisogna avere il coraggio di partire.

Kemonia ha scelto di muoversi con un metodo che unisce rigore e apertura. Rigore perché non tutto può essere pubblicato: occorre qualità, occorre una voce. Apertura perché la porta non è chiusa agli esordienti, agli inediti, a chi non ha i canali giusti per bussare alle grandi redazioni. Questo doppio movimento – severità nel giudizio e generosità nell’ascolto – è il segno autentico di una indipendenza non proclamata ma praticata.

I loro cataloghi ospitano poesia, narrativa, saggistica. Collane dai nomi evocativi – I Vespri, Gli Emiri, Stupor Mundi – restituiscono al lettore un’immagine di Sicilia che è crocevia di storie e civiltà, laboratorio di linguaggi e di incontri. Non c’è provincialismo in questa scelta, ma al contrario una vocazione universale: partire dall’isola per parlare al mondo.

L’editoria indipendente, e Kemonia lo dimostra, non rinuncia alla professionalità. Ogni libro porta con sé i segni di un lavoro accurato: editing, grafica, distribuzione nelle librerie nazionali. Ma al tempo stesso mantiene quella cura artigianale che i grandi gruppi hanno smarrito. È la differenza tra un libro che nasce da una catena industriale e uno che nasce da un laboratorio di idee: nel secondo caso la materia conserva ancora il calore delle mani che l’hanno plasmata.

C’è anche un elemento che va oltre la letteratura. Le Edizioni Kemonia hanno promosso iniziative di solidarietà, destinando parte dei proventi a progetti in Africa e Nepal. Non è un gesto accessorio, è una dichiarazione di poetica: il libro non è solo un oggetto culturale, è uno strumento di giustizia, un ponte tra mondi lontani. La parola scritta non si esaurisce nella pagina, ma continua nel gesto concreto della condivisione.

L’indipendenza editoriale, dunque, è anche un atto politico nel senso più alto del termine: contribuire alla polis, alla vita comune, sottraendo il discorso pubblico alla colonizzazione dell’effimero. È un atto di fede nella democrazia, perché il libro è l’arma più mite e più potente al tempo stesso. Mite perché non grida, non impone, si offre in silenzio. Potente perché cambia le coscienze, sedimenta idee, costruisce memoria.

Scettici e cinici diranno che il futuro dell’editoria è già segnato dalle piattaforme digitali e dagli algoritmi. Ma chi conosce la storia sa che l’uomo non vive di solo consumo. La nostra identità collettiva si è formata sui testi che ci hanno preceduti, e continuerà a nutrirsi di libri, anche quando i supporti muteranno. In questo orizzonte, le piccole case editrici non sono reliquie del passato, ma avanguardie di una nuova stagione. Resistono perché sanno innovare, e innovano perché non hanno nulla da perdere se non la fedeltà alla propria visione.

Edizioni Kemonia, con la sua giovane età, le sue radici palermitane e la scelta di trasferirsi al Nord per allargare i propri orizzonti, incarna questo destino. È un laboratorio di identità e di futuro, un luogo dove la parola trova dimora e dove il lettore può ancora sentirsi interlocutore e non semplice cliente. E in un tempo in cui la superficialità sembra dilagare, questo è un atto di coraggio. Anzi, è un atto d’amore.

 (G. C., Il Mangialibri)

venerdì 8 agosto 2025

Dal Kemonia al Po: viaggio di un editore che porta Palermo nel bagaglio a mano

 

 

Certe storie cominciano in riva a un fiume, anche quando il fiume non si vede più. Palermo ne aveva due, il Papireto e il Kemonia, che da secoli se ne stanno nascosti sotto pietre, asfalto e oblio, ma che di tanto in tanto – come certi caratteri siciliani – riemergono per ricordare che l’acqua non si addomestica mai del tutto. È sulle rive invisibili di questo Kemonia che, nel 2019, nasceva una casa editrice con un nome antico e un’ambizione fresca: ridare voce agli inediti, dalla poesia alla saggistica accademica, con la stessa naturalezza con cui in certi salotti palermitani si passa dal parlare di politica a citare Federico II.

Oggi le Edizioni Kemonia hanno fatto le valigie. Destinazione: il Nord. Non un esilio, piuttosto una migrazione stagionale, come le rondini. Si parte per cercare nuove piazze, mercati più affollati, fiere del libro dove si parla con la erre arrotata e le presentazioni si aprono con un buffet di tartine. Ma il cuore resta lì, tra i vicoli che odorano di arancine e di carta vecchia, tra le librerie sopravvissute ai secoli e alle mode.

Che il trasloco non sia una fuga lo si capisce dal catalogo. Tre collane, tre vessilli che raccontano la doppia anima dell’impresa: “I Vespri”, per la narrativa che sa di rivolta e orgoglio; “Gli Emiri”, per la saggistica che ricorda quando Palermo era capitale araba di scienza e poesia; “Stupor Mundi”, per la poesia che si inginocchia davanti al genio di Federico II. Titoli che odorano di pergamena e di mare salato, e che resistono all’omologazione di certe collane patinate che, a forza di inseguire le classifiche, finiscono per somigliarsi tutte.

Ma il mondo dell’editoria italiana, in questi anni, non è stato il migliore dei compagni di viaggio. I dati parlano chiaro: nei primi quattro mesi del 2025 si è venduto il 3,6 % in meno di libri rispetto all’anno precedente. Tradotto: quasi un milione di copie in meno e 15,9 milioni di euro evaporati. Colpa, dicono, anche della riduzione della Carta del diciottenne, che ha prosciugato un fiume di acquisti compulsivi. La crisi non guarda in faccia nessuno: i grandi editori perdono poco, i medi molto, i piccoli quasi l’anima.

Eppure, in questo panorama da “Ultimo dei Mohicani”, c’è chi continua a stampare versi e racconti senza l’ossessione di finire in cima alle classifiche di Amazon. Kemonia è tra questi. Perché il libro, prima ancora che un prodotto, è un atto di fede. In tempi di calo delle vendite, fondare o far crescere una casa editrice indipendente è come piantare un limone in un cortile milanese: serve cura, serve ostinazione, serve soprattutto ricordarsi che le radici stanno altrove.

Il Sud, d’altronde, non è solo un mercato “debole” da rilanciare con iniziative dagli effetti spesso più velleitari che reali. È un serbatoio di storie che il Nord non sa più raccontare da solo. E forse è proprio questa la scommessa di Kemonia: portare al di sopra del Po la lente deformante e insieme lucida della cultura siciliana, quella che sa ridere e sanguinare nello stesso paragrafo.

Il fiume sotterraneo che le ha dato il nome scorre ancora, invisibile ma testardo. E così farà l’editore: a Milano, Torino o chissà dove, il catalogo continuerà a odorare di zagara, a parlare in dialetto quando serve, a infilare nei suoi libri la luce gialla di Palermo. Non è un’operazione nostalgia, ma un modo di non lasciarsi standardizzare. Perché un editore senza radici è come un libro senza indice: lo leggi, forse, ma non lo ritrovi più.

Se Edizioni Kemonia riuscirà nell’impresa, lo diranno le vendite, certo, ma più ancora i lettori che si riconosceranno in quelle pagine. E quando, un giorno, in un festival del libro del Nord, tra un prosecco e una presentazione, sentiranno citare il Papireto e il Kemonia, sapranno che non si tratta di vini siciliani, ma di fiumi antichi. E che c’è un editore che li ha portati fin lì, per ricordare che la letteratura, come l’acqua, trova sempre il modo di riaffiorare.

 

sabato 19 aprile 2025

Il fiume di carta: Kemonia Edizioni



 

Kemonia Edizioni, nata a Palermo nel 2019 e recentemente trasferitasi, continua la sua missione culturale mantenendo vivo lo spirito siciliano che la caratterizza. Come il fiume sotterraneo da cui prende il nome, questa piccola casa editrice persiste nella sua resistenza all'omogeneizzazione letteraria, offrendo spazio a voci autentiche attraverso le sue tre collane: "I Vespri", "Gli Emiri" e "Stupor Mundi".

 

C'è qualcosa di poeticamente sovversivo nel nome di una casa editrice che si chiama come un fiume sotterraneo. Il Kemonia, uno dei due antichi corsi d'acqua che attraversavano Palermo, oggi scorre invisibile sotto l'asfalto e il cemento della città, ma è ancora capace – nei giorni di pioggia torrenziale – di riemergere con prepotenza, allagando strade e ricordando a tutti la sua esistenza testarda. Proprio come la cultura autentica in tempi di fast-food letterario.

Nata a Palermo nel 2019, Kemonia Edizioni ha oggi traslocato, portando con sé quella capacità tutta siciliana di reinventarsi senza perdere l'anima. Come il fiume da cui prende il nome, questa piccola-grande realtà editoriale continua a scorrere, talvolta in superficie, talvolta sottoterra, ma sempre con quella forza inarrestabile che appartiene alle cose autentiche.

 

Dalla Conca d'Oro a nuovi lidi

Chi l'avrebbe mai detto che una casa editrice nata all'ombra del Monte Pellegrino avrebbe un giorno fatto le valigie? Eppure, in questa migrazione c'è qualcosa di profondamente siciliano. La storia dell'isola è fatta di partenze e di radici che si allungano fino a toccare terre lontane, senza mai spezzarsi.

"La Sicilia non è una terra che si lascia davvero," disse una volta Andrea Camilleri, mentre sorseggiava un caffè in un bar romano. "La porti sempre con te, come un profumo che non va via dai vestiti." Ed è proprio questo il miracolo di Kemonia: partire fisicamente da Palermo per continuare a raccontare storie che hanno il sapore della Sicilia, ma che parlano un linguaggio universale.

Il trasferimento non è stato un abbandono, ma un ampliamento di orizzonti. Come diceva Leonardo Sciascia: "La Sicilia offre le contraddizioni più forti, i contrasti più insanabili, ma tutti riconducibili a misura d'uomo, a dimensione umana." E in questa dimensione umana, la casa editrice continua a operare, con la stessa passione delle origini ma con lo sguardo rivolto a un pubblico ancora più vasto.

 

Le tre anime di un progetto culturale

Al primo incontro, Kemonia appariva subito come un'idea editoriale controcorrente. In un'epoca in cui le grandi case editrici puntano sul bestseller mordi e fuggi, questa piccola realtà aveva scelto di dividere il suo catalogo in tre collane dai nomi evocativi: "I Vespri" per la narrativa, "Gli Emiri" per la saggistica e "Stupor Mundi" per la poesia.

Nomi che non sono semplici etichette, ma dichiarazioni d'intenti. I Vespri richiamano la celebre rivolta del 1282, quando i siciliani si ribellarono al dominio angioino. Una collana per una narrativa che non si accontenta, che vuole essere rivoluzionaria nella sostanza se non nella forma. Gli Emiri celebrano invece quel periodo di illuminata dominazione araba che fece di Palermo una delle città più colte e raffinate d'Europa. E infine Stupor Mundi, l'appellativo di Federico II, l'imperatore poliglotta che alla sua corte accolse i primi poeti in lingua volgare della storia letteraria italiana.

"È una follia dedicare una collana intera alla poesia nell'era di TikTok," ha confessato una volta un editor milanese di una grande casa editrice. Ma è proprio in quella "follia" che si nasconde la grandezza di progetti come Kemonia. Come scriveva Gesualdo Bufalino: "La Sicilia ha inventato una fisima mortale che si chiama domani. 'Domani', dicono i siciliani, 'le cose cambieranno, domani ci sarà più ossigeno.'" Kemonia non aspetta questo fantomatico domani: crea oggi lo spazio per la poesia, per la narrativa d'autore, per la saggistica che fa pensare.

 

Un catalogo contro l'omogeneizzazione culturale

Negli anni, il catalogo di Kemonia si è arricchito di voci nuove e riscoperte preziose. Autori che altrimenti sarebbero rimasti nel limbo degli inediti hanno trovato casa in questo fiume letterario. La casa editrice ha saputo pescare nel ricco patrimonio siciliano opere dimenticate, facendole tornare a galla come quei reperti che a volte riemergono dagli scavi archeologici di Palermo.

"I libri sono figli ribelli," diceva Vincenzo Consolo. "Se ne vanno per conto loro, trovano vie impensate." E così molti testi pubblicati da Kemonia hanno trovato lettori in tutta Italia, dimostrando che esiste ancora un pubblico per una letteratura che non fa concessioni al mercato.

Vincenzo Cerami una volta ha confidato: "L'editoria italiana soffre di provincialismo al contrario: ignora i propri tesori locali per rincorrere mode internazionali spesso effimere." Kemonia ha fatto l'esatto opposto: ha valorizzato l'identità locale per renderla universale. Non è un caso che tra i suoi autori figurino sia giovani talenti alla prima pubblicazione sia scrittori di lungo corso che non hanno mai trovato spazio nei cataloghi dei grandi gruppi editoriali.

 

La scommessa sull'inedito

"Cerchiamo autori che abbiano qualcosa da dire, non necessariamente qualcosa che si venda," ha spiegato una volta un redattore della casa editrice. Una filosofia controcorrente in un periodo in cui il marketing editoriale sembra aver preso il sopravvento sulla qualità letteraria.

Kemonia ha continuato a pubblicare bandi per la selezione di opere inedite: poesie, romanzi, raccolte di racconti, saggi e persino tesi di laurea particolarmente meritevoli. Un approccio che ricorda quello dei piccoli editori del dopoguerra, quando l'Italia delle macerie riscopriva la fame di cultura e di bellezza.

"Pubblicare un libro dovrebbe essere sempre un atto rivoluzionario," sosteneva Roberto Calasso. "Se non lo è, a cosa serve?" Ed è proprio questa la domanda che sembra guidare le scelte editoriali di Kemonia: a cosa serve un libro che non lascia traccia nel lettore?

La selezione è rigorosa ma non elitaria. Il criterio non è l'appartenenza a circoli letterari o accademici, ma la qualità intrinseca dell'opera. Come diceva Ignazio Buttitta: "Un populu diventa poviru e servu quannu ci arrubanu a lingua." E Kemonia sembra determinata a non far diventare "povero e servo" il panorama letterario italiano, restituendo voce a chi ha qualcosa di autentico da dire.

 

Un'isola che non è più isola

Il trasferimento da Palermo non ha significato una rottura con le origini, ma un'espansione. Come ha spiegato una volta Dacia Maraini: "La Sicilia non è solo un luogo geografico, ma uno stato dell'anima. La porti con te ovunque vai." E così Kemonia ha portato con sé l'essenza della sua sicilianità, arricchendola però con nuove influenze e prospettive.

In questo, ricorda un po' la diaspora degli intellettuali siciliani che, nel corso del Novecento, hanno lasciato l'isola per affermarsi altrove, senza mai dimenticare le proprie radici. Da Luigi Pirandello a Leonardo Sciascia, da Salvatore Quasimodo a Vincenzo Consolo, la cultura siciliana ha sempre saputo essere locale e universale insieme.

"L'editoria è un ponte," disse una volta Elvira Sellerio, la grande editrice palermitana. "Collega mondi, persone, idee." E Kemonia sta costruendo il suo ponte, mattone dopo mattone, libro dopo libro.

 

Gli artigiani del libro nell'era digitale

C'è qualcosa di anacronistico e allo stesso tempo di tremendamente attuale nel lavoro di una piccola casa editrice indipendente come Kemonia. In un'epoca in cui l'intelligenza artificiale può scrivere romanzi e la concentrazione editoriale ha raggiunto livelli preoccupanti, questi "artigiani del libro" rappresentano una forma di resistenza culturale.

"Un libro ben fatto è come un mobile del '700," spiegava Giuseppe Pontiggia. "Può sembrare fuori tempo, ma la sua qualità lo rende eterno." E la qualità è proprio ciò su cui Kemonia ha sempre puntato, dalle copertine alla carta, dalla cura redazionale alla scelta dei caratteri.

Oggi, nel regno dell'e-book e dell'audiolibro, questo approccio "slow" all'editoria potrebbe sembrare un suicidio commerciale. Eppure, come testimonia il successo di molte piccole case editrici di qualità, esiste ancora un pubblico di lettori che apprezza l'oggetto-libro nella sua fisicità e nella sua completezza.

"La letteratura è l'unica forma d'arte in cui il supporto è parte integrante dell'opera," sostiene Umberto Eco. "Non leggi solo una storia, ma un libro." E i libri di Kemonia sono pensati proprio per essere oggetti da conservare, non da consumare e dimenticare.

 

Un futuro da scrivere

Quali sorprese ci riserverà Kemonia nei prossimi anni? Difficile dirlo. Ma una cosa è certa: continuerà a scorrere, visibile o sotterranea, come il fiume da cui prende il nome.

In un panorama editoriale sempre più omologato, queste piccole realtà rappresentano ciò che Italo Calvino chiamava "le città invisibili": luoghi che esistono nelle pieghe della realtà ufficiale e che custodiscono tesori inaspettati.

"L'editoria italiana è come un grande condominio," disse una volta Antonio Tabucchi. "Ci sono i grandi appartamenti dei gruppi editoriali e i monolocali delle piccole case editrici. Ma spesso è nei monolocali che si trovano le idee più interessanti." E Kemonia è uno di questi monolocali, piccolo ma pieno di vita e di idee.

Come ha scritto di recente Stefano Mauri: "La vera ricchezza dell'editoria italiana non sono i grandi gruppi, ma quella galassia di piccoli editori che rischiano in proprio per pubblicare ciò in cui credono." Una galassia di cui Kemonia è una stella brillante.

 

Le voci di chi crede ancora nei libri

"In un'epoca in cui tutti pubblicano qualsiasi cosa," ha dichiarato Susanna Tamaro, "è confortante sapere che esistono ancora editori che selezionano con cura e passione." Un sentimento condiviso da molti autori che hanno trovato in Kemonia un porto sicuro per le proprie opere.

Nicola Lagioia, vincitore del Premio Strega, in un'intervista ha dichiarato: "Le piccole case editrici sono il laboratorio dell'editoria italiana. È lì che si sperimentano forme e contenuti nuovi, che poi magari verranno assorbiti dai grandi gruppi." E Kemonia sembra perfettamente a suo agio in questo ruolo di laboratorio creativo.

"Ho sempre diffidato degli editori troppo grandi," ha detto una volta Andrea De Carlo. "È come comprare il pane al supermercato invece che dal fornaio. Magari costa meno, ma non è la stessa cosa." E in effetti, i libri di Kemonia hanno quel sapore artigianale che molti lettori stanno riscoprendo dopo anni di produzioni industriali.

 

Un fiume che continua a scorrere

Come il Kemonia, che nei giorni di pioggia torrenziale riemerge improvvisamente dalle viscere di Palermo, ricordando a tutti la sua esistenza sotterranea, così la casa editrice continua il suo viaggio culturale, a volte visibile, a volte no, ma sempre presente nel panorama letterario italiano.

In un'epoca in cui l'attenzione del lettore è contesa da mille distrazioni, questi piccoli editori rappresentano un presidio di lentezza e di profondità. "Leggere è un atto sovversivo," diceva Don Lorenzo Milani. E pubblicare libri che meritano di essere letti lo è ancora di più.

Kemonia ha scelto di stare dalla parte della sovversione culturale, pubblicando libri che non inseguono le mode ma che cercano di creare un dialogo profondo con il lettore. Come ha detto una volta Claudio Magris: "Un buon libro non è quello che dà risposte, ma quello che pone le domande giuste."

In un futuro editoriale sempre più incerto, con le librerie indipendenti in difficoltà e i colossi dell'e-commerce sempre più potenti, case editrici come Kemonia rappresentano una forma di resistenza culturale. Non solo pubblicano libri, ma creano comunità di lettori, organizzano eventi, tessono relazioni.

"Il vero lusso oggi non è possedere oggetti costosi," sosteneva Pier Paolo Pasolini, "ma avere il tempo di leggere un buon libro." E Kemonia continua a offrire questo lusso accessibile a chiunque creda ancora nel potere trasformativo della letteratura.

Come il fiume sotterraneo che scorre invisibile sotto le strade di Palermo, pronto a riemergere quando meno te lo aspetti, così questa piccola grande casa editrice continua il suo viaggio culturale, portando con sé il profumo della Sicilia e la ricchezza delle sue contraddizioni. Un viaggio che, come diceva Leonardo Sciascia, è "una continua scoperta di suoni, odori, luci: la scoperta di una terra vecchia e sempre nuova."

E allora, buon viaggio Kemonia. Continua a scorrere, visibile o sotterranea, ma sempre fedele a te stessa. Perché, come scriveva Gesualdo Bufalino, "la Sicilia non ha bisogno di essere inventata: basta raccontarla."

mercoledì 24 febbraio 2021

Novità: Francesca Cascino, "La guerra di Corrado. Romanzo", Edizioni Kemonia, pp. 146, euoro 12,00



La distruzione della grande Biblioteca di Alessandra d’Egitto fa da sfondo alla storia di Corrado, un giovane coraggioso e intraprendente, ma anche insofferente al destino che il padre ha scelto per lui. La ribellione alle imposizioni porterà il protagonista a vivere un’esperienza del tutto nuova, nella convinzione di star facendo la scelta giusta per il suo futuro. Con questo atteggiamento però il giovane affronterà un percorso che si rivelerà, pur se a seguito di una serie di peripezie, chiarificatore. Un ruolo fondamentale è svolto da Bernando, figura più mite e pacata, ma che fa da contraltare all’irruenza del protagonista. Sarà proprio a causa, o meglio, grazie all’amico che Corrado troverà il coraggio di affrontare un “viaggio” ancora più complicato e misterioso: il cammino all’interno della propria anima per ritrovare se stesso; quel se stesso che forse non ha mai conosciuto per davvero, persuaso com’era di sapere esattamente ciò che voleva dalla vita.

L’autrice evidenzia, attraverso un racconto ricco di avventure, battaglie, colpi di scena, presenze misteriose, risentimento e amore, come spesso ciò che si crede essere giusto per il nostro futuro alla fine si riveli senza alcun valore. Basterebbe avere il coraggio di far venire fuori le emozioni più sincere nascoste all’interno di ciascuno di noi, ascoltare con attenzione e con pazienza il nostro cuore per riuscire a vedere con una nuova luce le cose che ci circondano e, a quel punto, essere in grado veramente di salvarci.

FRANCESCA CASCINO, è nata a Palermo nel 1979. Il suo percorso di studi è di tipo umanistico-filosofico. L’autrice ha una personalità poliedrica e nutre particolare interesse per tutto quello che a che fare con l’arte. La guerra di Corrado segna l’esordio nel mondo della scrittura.

venerdì 16 ottobre 2020

Iolanda Baglìo, “Emozioni e inquietudini”, Edizioni Kemonia,, pp. 90, euro 11,90



L’autrice, per poter offrire una lettura più organica delle sue poesie, ha creduto opportuno raggrupparle in tematiche e a seconda delle sensazioni, emozioni, sentimenti vari provati, anche quello religioso. Vengono raccontati sentimenti profondi; l’amore per le cose semplici, la nostalgia per tempi passati, insieme alla consapevolezza dell’esperienza acquisita e dei traguardi raggiunti. Le piccole cose e i sentimenti più puri prendono la parola, diventano protagonisti di un mondo però ricco di significati proprio perché sono la base della vita di ogni essere umano. La poesia diviene il mezzo per esprimere la grandezza e l’immensità di quello che ogni giorno ci viene offerto e di cui dovremmo essere in grado di godere allontanando i malumori e i turbamenti sebbene anche questi facciano parte della vita. Tutti i componimenti portano ad una profonda riflessione: la speranza di poter guardare oltre le difficoltà e gli ostacoli deve sempre essere presente in ognuno di noi.


IOLANDA BAGLÌO, nata a San Cataldo (CL) nel 1935, si è trasferita a Palermo e ha frequentato la facoltà di Lettere Moderne conseguendo la laurea con il massimo dei voti. In tutti i suoi anni giovanili si recava insieme al padre presso una loro proprietà terriera, amando la vita semplice dei campi: ri­cordi che hanno colmato il suo animo e che ancora ama ri­cordare in molte sue poesie.

Ha insegnato a Palermo presso la scuola media dell’istituto maschile del Boccone del Povero dove è rimasta per ventitré anni, pensando di offrire qualcosa di sé ai ragazzi bisognosi di cure. Sposatasi, ha avuto l’immensa gioia di due figli e quattro nipoti che le hanno colmato e conti­nuano a colmarle l’animo di gratitudine verso l’Eterno.

Vedova dell’uomo che sempre ha amato, continua a dedicarsi alla lettura di classici e alla conoscenza di pittori che la appassionano.


lunedì 21 gennaio 2019

Kemonia, la cultura del ventre di Palermo che guarda al passato e al presente, fra riscoperte e inediti





Kemonia è un nuovo marchio  che si affaccia con grandi progetti nel variopinto panorama editoriale cittadino e non solo. L’ambizione è quella di ritagliarsi un proprio mercato e di camminare con le proprie gambe, da voce libera.

Kemonia è un progetto che guarda al passato, alla grande tradizione di scrittori palermitani e siciliani che si sono succeduti nel corso dei secoli, ma anche al presente e al futuro, alla valorizzazione di voci nuove e autori emergenti. Un marchio che si rivolge a un pubblico di ogni latitudine d’Italia, a lettori attenti, desiderosi e capaci di intercettare qualità e novità.

Un’idea che non perde di vista la valorizzazione di identità, tradizioni e realtà locali, pur nell’ambito di una platea più vasta che si può, di una realtà editoriale e di una società vocate a dinamiche globalizzate.

Il nuovo marchio editoriale prende il nome da uno dei due storici fiumi di Palermo, il Kemonia (l’altro è il Papireto, entrambi costeggiavano l’antica città punica), ridotto ormai a torrente sotterraneo che scorre in due condotti, il cui letto era stato ricoperto nei secoli, ma fino ai primi anni Trenta protagonista di alluvioni e capace di riemergere ancora oggi dalle viscere della città e dal proprio alveo, ad esempio in caso di forti piogge.

Come l’imprevedibile fiume anche il marchio editoriale Kemonia si prefigge di lasciare il segno, proponendo ai lettori un patrimonio di idee e di storie da valorizzare, un programma di ampio respiro, testi cruciali da riscoprire, fondamentali e rappresentativi di stagioni d’oro della città di Palermo, delle sue vette e delle sue contraddizioni, libri che magari non si ristampano da decenni, affiancati da nuove scoperte, da testi inediti. Un’operazione audace, che non ha paura di proporsi a lettori di ogni provenienza e cultura.

Kemonia pubblicherà testi di narrativa, saggistica e poesia, ripartiti rispettivamente in tre collane.

“I vespri”, la collana di narrativa, richiama nel nome la rivolta dei Vespri del 1282, moti contro i conquistatori dell’epoca, gli angioini, momento di passaggio che portò con sé comunque germi di novità e cambiamento, di spinta e orientamento al futuro. Romanzi e racconti, popolari e di qualità, proposti da Kemonia avranno quest’anima: ci saranno grandi nomi dimenticati, scrittori di spessore magari accantonati per moda o per estraneità a consorterie letterarie, come pure firme contemporanee, giovani all’esordio o in via d’affermazione, capaci di raccontare il ventre e l’anima di Palermo, città che merita di essere raccontata ancora.

“Gli Emiri”, la collana dedicata ai testi di saggistica, si riferisce alla stagione della cultura e della presenza araba in Sicilia, quella che segnò una svolta per l’Isola e in particolare per la città di Palermo, con l’affermazione di molteplici innovazioni in tanti campi del sapere, in ambiti scientifici e tecnici.

“Stupor mundi”, la collana che ospiterà raccolte di componimenti in versi, in italiano e in siciliano, si ricollega e allude a Federico II di Svevia, sovrano colto, poliglotta, curioso, che come pochi seppe favorire le arti e presso la cui corte itinerante germogliò la Scuola Siciliana, costituita da intellettuali e funzionari di corte, che diedero vita a una poesia laica, pur nel rispetto delle religioni, con componimenti anche linguisticamente innovativi, in volgare, esperienza che darà impulso in prospettiva alla futura lingua italiana.